Il mistero del paese delle lacrime

Da mercoledì scorso devo avere un guasto ai dotti lacrimali visto che attacco a piangere ad intervalli regolari di 45 minuti. E non so neanche bene il perché. Piango. Perché negli ultimi tre anni la mia vita è stata un disastro, perché sembrava che riprendesse quota e invece, appena cercava di spiccare il volo, si alzava di quel tanto sufficiente a farmi un male porco alla caduta successiva. E adesso piango perché è volato giù tante di quelle volte che l’aeroplanino di carta, che è la mia vita, non ho neanche voglia di lanciarlo. Ma neanche di alitare sulla punta o di ripiegare le alette.

Ho perso anche il pudore del pianto. Piango dappertutto. Quando mi arriva lo lascio andare, dovunque io sia. Non me ne frega nulla se la gente mi vede o mi sente singhiozzare. Se non lo lascio andare mi sento scoppiare. Per curiosità vorrei provare a raccogliere le lacrime di una giornata in un bicchiere e vedere quanto mi disidrato. Per poi reintegrare con la stessa quantità di alcool. Credo di aver appena trovato un passatempo per l’isolamento sociale. Se dovessero mai inventare una tecnologia innovativa che produce energia con le lacrime, produrrei l’energia di una centrale elettrica.

Paradossalmente piangevo di più a casa con i miei che da sola. Non che in questi 6 mesi non abbia pianto. A volte credo che qualcuno dei miei vicini un giorno mi manderà la protezione animali a controllare che non stia seviziando qualche bestiola visti i versi che faccio. Ma con i miei era una disperazione costante e quasi senza pausa. Negli ultimi 3 anni i miei mi hanno sentita sicuramente più piangere che ridere. In ufficio mi hanno sentita spesso tirare su con naso pur non avendo allergie o raffreddori fuori stagione. A volte anche per strada o addirittura al mare.

Il cimitero ormai è diventato il mio sfogo Principe; al di là che i miei nonni mi mancano immensamente, non faccio in tempo ad arrivare davanti alla lapide che inizio un pianto inconsolabile a singhiozzi. Come se alla loro vista crollasse ogni ritegno, più di sempre e senza il pubblico biasimo che in giro non si piange. Che la sofferenza si sopporta con pudore stoico. E sticazzi invece? Non ho grossi filtri, non ne ho mai avuti. è sempre stato il mio rovescio della medaglia; così apprezzata perchè sono esattamente come sono e così rifiutata proprio per lo stesso motivo, che le mezze misure non mi appartengono, mai. Quando rido, rido di gusto; quando amo lo faccio a capofitto; quando decido di fare qualcosa la faccio e subito; quando piango, piango davvero e tanto. Per buttare fuori, sfogare.

E a chi mi dice che piango sempre, sì, piango sempre. Ultimamente di tristezza. Ma l’ho fatto spesso anche per gioia, per rabbia, per delusione, per emozione pura. Per la sensazione di amore immenso verso qualcuno. Per libri. Per canzoni. Ci sono film che non posso vedere, ci sono canzoni che non riesco fisicamente a cantare perchè mi si spezza la voce dal pianto nel giro di due strofe. E agli occhi altrui sembro una scema. Ma è il mio linguaggio per dire che è troppo, che a parole non posso esprimerlo, che i pensieri non riescono ad essere verbalizzati in una frase di senso compiuto; proprio io, che le parole me le sono sempre girate e rigirate a mio piacimento, che ne ho sempre sprecate troppe, che se avessero un prezzo, sarei costantemente in bancarotta.

E allora faccio come i neonati, che non conoscendo nulla di questo mondo, verbalizzano ogni loro necessità col pianto, con la primissima forma di comunicazione che abbiamo col mondo, e a chi mi dice che non sono una neonata, che sono una donna, che non si piange per tutto, che il pianto è debolezza e tante altre cose, rispondo che sti gran cazzi, che non ci sono parole sempre per tutto e che non sempre le cose vanno spiegate per essere capite, che non sempre bisogna verbalizzare, che per chi ha più emotività che testa, le parole sono inutili. Che per spazzare via la merda basta un enorme temporale, anche di lacrime. E che non ho intenzione di vergognarmi mai per essere portatrice sana di grosse perturbazioni emotive.

3 pensieri su “Il mistero del paese delle lacrime

  1. Mi ci riconosco in molte parti di questo articolo. Mi dispiace saperti in queste condizioni, anche se praticamente non ci conosciamo. Piango anch’io quasi ogni giorno, più volte al giorno. Spesso anche sul lavoro e devo correre a nascondermi per evitare ulteriore mobbing.

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