La dura legge del trash

Scagli la pietra chi è senza peccato: nel 2020 nessuno può ritenersi scevro dall’essere incappato sui social o in tv di qualche fenomeno trash, di aver visto dei “servizi” della D’Urso sul Prati Gate, aver guardato Malgioglio col turbante al GF Vip, di non aver urlato quest’estate “non ce n’è Coviddi” o per curiosità aver visto il video stupido del momento senza aver riso e averlo spammato un po’ in giro. Lo abbiamo fatto tutti. E dico TUTTI, forse mia madre no perché a malapena sa tenere in mano un cellulare, per non parlare di Internet. Ok, tralasciando chi è rimasto agli anni ’80, TUTTI abbiamo almeno una volta dato seguito al trash.

Basti pensare che non ho mai visto una e una sola puntata di Uomini e Donne ma so chi è Gemma (a grandi linee) e non ho mai visto un singolo secondo di Temptation Island eppure so che l’ex fidanzato di Antonella Elia è uno stronzo. Tutto merito del trash e della sua cassa di risonanza.

E io non mi escludo dal gruppo, anzi, sono una pioniera della stronzata. Ridevo per i meme e i video deficienti dei cani che abbaiavano al peto del padrone prima ancora che diventassero una moda. Già nel lontano 2008 riuscivo a trovare i video più deficienti del web su uno Youtube ancora in espansione. E prima ancora registravo le gaffe di Giurato a Uno Mattina, per cui, non voglio fare la perbenista di turno. Il trash fa ridere e su questo non ci piove. Un po’ come che “fritta è buona anche una ciabatta”; sono verità assolute.

Ma siccome, dall’altra parte sono una gran curiosona, per non dire che famme li cazzi mia mai un giorno nella vita, mentre girotto sui social più disparati (ma anche con un semplice zapping istantaneo sui programmi che il “Dialogo sui massimi sistemi” scansate), mi imbatto sempre più spesso in profili di gente che diventa famosa, influencer. E invece che passare avanti e non crucciarmi come il buon Caronte nell’ Inferno Dantesco, devo proprio andare a sguazzarci nel torbido e soprattutto spinta dal’ interrogativo principe: “ma chi cazzo è quest@?”. E spesso la risposta è ovvia, e spesso inizia per “C”. Perché, se un qualcuno che ha qualcosa da dire, da insegnare, da condividere sul serio, difficilmente il primo pensiero che ci spinge ad aprire il profilo è: “ma cosa fa per essere famoso”, visto che il talento o il sapere è evidentissimo dalla primissima occhiata. Sui social negli anni ho scoperto profili di tantissime persone quasi sconosciute che sono validissime in ciò che presentano, come lo fanno, come lo comunicano, con un grandissimo livello di competenza e/o ironia. E li guardo e seguo con passione. Anche su TiKTok, che al momento è il non plus ultra dei nuovi contenuti e soprattutto della scemenza -io stessa rido molto per i video doppiati, e anche io li doppio. Pure qui, alzi la mano chi durante il lockdown non ha provato a scaricarlo.

Quindi, spinta da un terribili gusto dell’horror umano, decido sempre più spesso di guardare profili di gente che non sa fare assolutamente nulla, o comunque non rende palese il proprio talento, in caso di possesso. Tutti abbiamo dei talenti, ma queste cose mi fanno dubitare sia effettivamente così. E non fa nulla di costruttivo, riempie il mondo di fuffa vera e propria su ogni piattaforma social esistente in questo pianeta. E sentire Angela da Mondello che dice “Non ce n’è Coviddi. Buongiorno da Mondello”, fa ridere una volta. Forse due. Alla terza ti chiedi perché hai aperto il video. Poi ti chiedi cosa abbiano così tanto da ridere tutti gli altri che il video lo hanno guardato migliaia di volte. E lo stesso vale per migliaia e migliaia di altri profili che diventano virali, diventano dei simboli di massa, che diventano famosi senza una vera ragione, se non essere dei mediocri, stupidi e senza senso. Un oppio dei popoli, che viene sfruttato da chi, ben consapevole dell’intontimento mediatico che questo provoca sulle masse rincoglionite, ci fa profitto. E parlo con Lady Barbara in prima fila, la Mary Nazionale e poi tutti gli altri dietro, in un bellissimo trenino di circonvenzione di sempliciotto.

Non mi fregio assolutamente dell’appellativo di persona seria e seriosa, né tanto meno di essere una persona interessante con argomenti e abilità assolutamente imperdibili, condivisibili e monetizzabili, anzi, sono davvero una grandissima cogliona spesso e volentieri e non ho grossi talenti se non trasformare i soldi in scontrini e bucare i bicchieri di vino col solo tocco di due dita, ma la strumentalizzazione della deficienza imperante mi fa davvero tristezza. Come mi fa altrettanta tristezza e proprio incazzare che chi ha veramente qualcosa da dire e da dimostrare, venga oscurato e surclassato da coglionazzi che si rendono ridicoli diventando dei fenomeni del medioman; figone/figoni senza arte né parte che si proclamano “content creator” perché mettono foto nudi (vabbèh ormai) o anche sul soft porno andante, e lo capirei se promuovessero la loro visibilità in quanto porno star. E invece no, non fanno manco i porno. Content creator. De che? Che più sei mediocre e più sarai famoso. E dall’estremo opposto, devi essere per forza qualcuno che sa fare qualcosa e dimostrarlo a tutti perché sennò non sarai famoso. Ma dobbiamo essere famosi tutti? E sticazzi invece? E un bell’anonimato de farce li cazzacci nostra in santa pace no? Evidentemente no. Di essere coglioni privatamente, di suscitare solo il sospetto e non darne la prova provata in mondovisione? No, non si può. E la cosa che mi dà più da pensare è che le generazioni di domani (molto prossimo) stanno crescendo con questo esempio; dover dimostrare qualcosa PER FORZA. Essere bravi ed essere famosi PER FORZA, anche essere coglionazzi, senza lasciare adito a dubbi.

Propongo di lanciare un bell’ hasthag tipo #fuffa #ariafritta #ciaparat ? Così l’utente capisce già cosa può essere di suo interesse e cosa no, facendo una bella selezione all’ingresso. Oppure, se proprio è impiccione e trashmasochista sadico come la sottoscritta, sa esattamente dove andare a pescare le cose inutili oppure essere aggiornato su chi sarà il prossimo fenomeno tormentone, che verrà invitato a destra e sinistra, a reti unificate e fra qualche mese (si spera) verrà dimenticato dal globo intero. Fagocitato, digerito e sputato nella sputacchiera delle meteore, che fanno tanto ridere, fanno tanta notizia e fanno tanta tristezza. Ma è la storia più vecchia del mondo: un asino resta sempre un asino, anche se lo ricopri d’oro, e chi ne trae beneficio è solo il padrone.

Un pensiero su “La dura legge del trash

  1. “Un oppio dei popoli, che viene sfruttato da chi, ben consapevole dell’intontimento mediatico che questo provoca sulle masse rincoglionite, ci fa profitto.”
    E mi pareva strano che non arrivassimo anche qui a parlare di complotto!
    Personalmente… che complottino pure, che influiscano pure, che dicano tutte le boiate che vogliono. L’unico danno che mi procurano è che in tv in prima serata ormai ci sono solo quelle trasmissioni.
    Anzi guarda che al mondo servono pure i babbei, sennò chi farebbe girare l’economia?

    Anche sulle strade hanno la loro utilità: ogni volta che al semaforo devo svoltare a sinistra in una strada molto trafficata e devo aspettare il momento buono, c’è sempre il babbeo DALL’ALTRA PARTE che ,ripartendo al verde del semaforo, dorme e lascia un casino di spazio dalla macchina che lo precede. Senza il babbeo non si formerebbe il buco che mi permetterebbe di passare.
    Oppure il semaforo sta tornando rosso e dall’altra parte c’è uno che si ferma appena scatta il giallo.

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