Confessioni di una mente contorta

Come già detto più di una volta, certe consapevolezze arrivano così, un po’ spiattellate come un gossip. Quando inizi a parlare di tutt’altro, come se ti stessi confessando col prete; parti col dire che in gran segreto insulti quello che ti parcheggia sempre a 2 cm dallo sportello e poi nel flusso delle parole e dei risentimenti, ammetti che quello che parcheggia sempre di merda sei tu, e che non vedi l’ora di trovare una righina sul paraurti per potergli dire che è uno stronzo; fondamentalmente lo stai obbligando a farti un torto, solo per dire che hai ragione tu.

La consapevolezza di oggi è questa; le mie accuse agli altri di essere sempre considerata una merdaccia, partono da me. Io mi sento in difetto per qualcosa che non ritengo di essere o rappresentare o raggiungere, e faccio specchio riflesso sugli altri, di modo che alla fine io possa dire che avevo ragione io. Che i cattivi sono loro. Che se sto male è colpa loro. Che loro non capiscono. Non mi apprezzano. Che mi svalutano. Come mettersi un bastone nei raggi della bici. Forse peggio, perchè dai la colpa della tua caduta a qualcuno che non ti ha nemmeno visto farlo, perchè hai sfruttato il momento in cui era distratto. O lo hai costretto a farlo, subdolamente.

Così quando parto con le mie invettive contro il mio corpo, il mio grasso, la mia bruttezza, ti porto allo sfinimento con mille sotterfugi più o meno voluti per trarre la conclusione che anche tu pensi quello che penso io: faccio schifo. Esempio classico: ti dico che mi vedo grassa ( è così, io mi vedo grassa davvero). Mi si dice di no. Continuo. Mi si dice di no. Continuo. Mi si risponde: non sei grassa, stai bene! Sei normale! oppure Se ti vedi grassa mangia meno. Oppure la battuta Si sei obesa. IRA FUNESTA. “ALLORA VEDI CHE HO RAGIONE?!?! ME LO DEVI DIRE SUBITO NON NO NON E’ VERO” *serie di insulti agli altri e a me stessa che valgo come l’alluce incarnito di un barbone*. Ogni parola che dirai potrà essere usata contro di te. Per avvalorare la mia tesi che io sono la più merda delle merde e che tutto il mondo lo pensa. E chi dice di no, mente. Anche chi mi vuole bene, perchè mi vuole bene e non mi dirà mai la verità. Sono circondata da bugiardi, che sbugiardo sempre. Quindi gira che ti rigira ho ragione io.

E la stessa cosa succede in amore. Tu mi piaci, io ti amo da morire. Anzi, da impazzire. Ma mica per dire, impazzisco davvero. Io ti piaccio, ma non fai tutto quello che faccio io. Inizio a pensare che non mi giudichi abbastanza tutto: bella, magra, raffinata, elegante, sexy intelligente, simpatica, futura moglie, madre, degna di amore, stima e attenzione; quindi per dimostrarti quanto io valga la pena e l’amore inizio a sacrificare tutto il sacrificabile. Ti inondo di tempo, desiderio, progetti, intenzioni, attenzioni, spazio. Ti do tutto ciò che ti serve e anche di più. Ma ti faccio pesare più o meno coscientemente che tu non fai lo stesso con me. Che io per te mi sveno, mi prosciugo, mi prostro e tu no. Per cui, se tu non lo fai vuol dire che non lo merito, che è un problema mio, che il problema SONO IO, che sono uno zero totale, un pezzo del mobilio. E tu sei cattivo, perchè non mi consideri e non mi ami come io faccio con te. Tu mi rassicuri, ti sbatti per quanto ti sia possibile, nei limiti della sanità mentale e non dello stalking. Ma io no, non è sufficiente. Perchè io la mia dose da cavallo non la diminuisco, anzi l’aumento ogni volta che tu aumenti qualcosina. La disparità resta sempre invariata: tu metti 1€ tutti i giorni, per i tuoi io ne metto 100€.

Che come si fa a non amare una pelle di leone che ti segue per casa che sa perfettamente di essere un tappeto ma ti ama così tanto che vuole essere un umano. E allora la gente non sa che pesci pigliare. Mi vuole bene, forse mi ama anche, ma il peso delle mie accuse e la disparità diventa troppo grande da sopportare e quindi sopporta fino all’esplosione. Il bene si trasforma in pena, in compassione. E quando la cosa viene a galla divento una furia; ALLORA E’ VERO CHE NON MI AMI E NON MI HAI MAI AMATO PERCHE’ IO SONO UNA POVERINA CHE NON MERITA NULLA. AVEVO RAGIONE. NON MI AMERAI MAI PERCHE’ FACCIO SCHIFO. E da lì di nuovo si riparte col pippone nuovo, che sono talmente sfigata di merda che nessuno ha il coraggio di dirmi che non mi ama e quindi alla volta successiva, via che si parte prevenute a dire “tanto non mi vorrai mai, come tutti” e a confutare ogni singola cosa che mi si dice, perchè una merda resta una merda anche incartata come un Lindor, e se mi incarto, merda resto.

Risparmio la descrizione nei rapporti di amicizia perchè si svolge più o meno circa così, con la variante SONO SOLA NON MI VUOLE NESSUNO PERCHE’ FACCIO SCHIFO E LA GENTE FUGGE. QUINDI HO RAGIONE IO.

Ora, cosa si fa? Oltre che farmi internare e farmi fare delle docce fredde elettrificate per riattivare il microcircolo della ragione. Partiamo dal presupposto che ora ne ho coscienza, e ci potrei lavorare o solo fermarmi, contare fino al 100 e rendermi conto di cosa accade e poi si costruisce l’autostima. E come si fa? Chi l’ha mai vista? Ne sento solo parlare ma non ho idea di cosa sia. Le microbriciole che avevo in infanzia, alle elementari, sono state spazzate via in tempo record di brevità e longevità dal bullismo e terrorismo psicologico delle medie. Soppiantate e concimate a dovere dalle difficoltà che ho avuto al liceo con alcune materie. Innaffiate dalle delusioni cocenti della danza. Messe nella serra del non essere in grado di fare la professione per cui ho studiato, con l’onta di non essere mai assunta dove facevo gli stage sottopagati, ma vedere assunti gli altri. Quelli bravi. E poi mettici le delusioni amorose, una dietro l’altra. Il vedere il mio corpo cambiare costantemente, inadatto, diverso dagli altri. Messo da parte a doversi trovare una dimensione sua; il nascondiglio, il mettersi in mostra. Tutte cose in realtà di ordinaria amministrazione se gestite correttamente, anche con l’aiuto di chi ti sta vicino. Ma chi mi era vicino non era in grado e ha dato troppa poca importanza a come ho accusato e incassato il colpo.

Strato dopo strato di delusioni, dentro di me si è creato un essere parallelo. Come se i dati di scarto non fossero stati eliminati correttamente. Immaginate il cestino del pc PIENO di virus, che un giorno dal nulla vi manda in tilt il computer e vi sballa tutti i dati che inserite. Ecco, questo è quello che mi succede. Il cestino del mio sistema operativo non solo è pieno, ma ha creato un software parallelo che si scambia con quello funzionante e non svolge più le attività semplici come 1+1 che diventa 11, magicamente. Ignora i comandi, i segnali, gli imput, il linguaggio. Ecco, io distorco la realtà in quella parallela, brutta.

Non sono una pazza mitomane e nemmeno bipolare o con disturbo multiplo della personalità, è che quando mi si ficca in testa un’ idea non c’è verso che mi molli. Ora lo so, ci si può fare qualcosa. Parlarne e spiegare a chi ha mollato la mia follia per il troppo peso può servire? Può essere utile anche solo ammettere di aver preso coscienza e impegnarsi d’ora in avanti a cambiare? Spero solo che le idee non siano dure a morire come le mie, perchè c’è sempre il modo di eradicarle, basta sapere che sono malerbe e trovare il rimedio.

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