Conosco una ragazza

Conosco una ragazza. Abbiamo la stessa età, abbiamo fatto le stesse scuole e viviamo nello stesso paese. La conosco da tanto ma non posso dire che siamo amiche; conoscenti da sempre. Ci siamo parlate a volte ma, nulla di più. Come se fossimo legate a doppio filo ma separate da uno spazio minuscolo eppure insormontabile. Così vicine ma divise da uno spazio sufficiente a non farci mai entrare in contatto del tutto, ma quanto basta per conoscerla bene malgrado tutto.

Anche se non la conosco, la conosco. E’ una ragazza carina. Quando la si vede tutta acchittata in giro per il paese è ben più che carina, però a volte passa dall’essere in tiro come una modella a sembrare una appena scappata da un campo profughi, e può accadere sia un sabato sera che un mercoledì dopo lavoro. Non ci sono regole, va a seconda del suo umore. Questa ragazza che conosco, si piace a targhe alterne, anzi azzarderei a dire che non si piace per nulla. L’ho vista ingrassare molto, come esattamente dimagrire altrettanto qualche mese dopo. Comportarsi per mesi in maniera molto dissoluta e leggera per poi trasformarsi in una monaca di clausura. L’ho sentita ridere fino alle lacrime per una stupidaggine come entrare al pub con gli occhi rossi e gonfi di lacrime dopo aver pianto nel parcheggio. L’ho sentita gridare parole di odio al telefono e vederla perdersi negli occhi di quella stessa persona che l’aveva fatta uscire di senno.

Non è una perdigiorno. E’ laureata. Lavora da quando ha finito gli studi e che io sappia non ha mai avuto incidenti di percorso spiacevoli lavorativi. Ha semplicemente cambiato. Origliando le conversazioni mi rendo conto che spesso gli amici le chiedono consiglio su cose tecniche, che non sono neanche di sua competenza, ma fa il possibile per spiegare e aiutare ma a sentire lei non c’è da darle ascolto perchè non sa cosa sta dicendo. Quando in realtà è una persona abbastanza attenta e osserva, ascolta ed evidentemente assorbe. Ha dei modi un po’ bruschi, che possono essere scambiati per arroganza. Quando le si fa notare un errore, si arrabbia, ma con se stessa, non con chi lo ha fatto notare. Per questo parte prevenuta dicendo che sicuramente sbaglierà.

La vedevo anche a danza quando eravamo ragazzine; ci teneva tantissimo. Arrivava sempre in anticipo, finiva la lezione sudata come un cencio bagnato per dare il massimo, ma andava sotto pressione alle urla della maestra, andava in confusione e sbagliava tutto. E quando andava a bere nello spogliatoio la sentivo ripetersi che non valeva nulla, che non era capace. Si era fatta male ad una caviglia in casa, provando e riprovando i passi, mandando la maestra su tutte le furie. Ossessionata dalla paura di sbagliare, dal corpo che si sviluppava più formoso rispetto alle compagne, di essere perfetta, perchè doveva essere una ballerina. Che qualcuno le dicesse brava.

Certo che di cose brutte negli anni gliene hanno dette; alle medie soprattutto. Forse per ingenuità, faciloneria e anche per un po’ di permalosismo, quei tre anni per lei sono stati una persecuzione. Gli adolescenti sanno essere crudeli e a sangue freddo quando vogliono ferire qualcuno, e credo che ci siano riusciti visto che ogni giorno era dal preside perchè li facesse smettere e nulla accadeva.

Anche con i fidanzati è sempre stata abbastanza problematica. Cambiati tanti, tanti l’hanno lasciata. E ogni volta di più ci investiva cuore ed energie per essere amata davvero, accettata. Voluta. Terrorizzata dall’abbandono.

Questa ragazza che conosco ha tutte le carte in regola per non dover dipendere dall’approvazione per nessuno. Quando la si vede in giro è sorridente (quasi sempre), fa amicizia facilmente, simpatica, con quell’ironia pungente un po’ stronzetta, chiacchiera, ride, è di compagnia. Per le persone a cui tiene si fa in venti e la gente tendenzialmente le vuole bene. Che io sappia nessuno parla male di lei, cosa che invece lei crede continuamente. Di essere compatita, una poverina. Di essere scema, stupida, grassa, incapace. E fa di tutto per dimostrare il contrario, in un’agonia di una formica che brucia sotto il sole.

Si contorce per essere importante per qualcuno, non per sè. Di essere amata da qualcun’altro. Le basterebbe così poco per apprezzarsi, magari ascoltare una volta ogni tanto quello che le dicono le persone che le stanno intorno e non quello che risuona nella sua testa. Che non si può essere perfetti per tutti e per tutto. Le basterebbe guardarsi con gli occhi dell’amore che riserva a chi non la guarda nello stesso modo, con la speranza che un giorno contraccambino. Le basterebbe vedersi come la vedo io e come tutti gli altri, una persona bella, dentro e fuori che fa a cazzotti ogni giorno con dei demoni che le fanno perdere il valore che realmente ha. Non da montarsi la testa, ma riconoscere il suo valore effettivo, e il suo mondo incazzato e deluso troverà la pace. E forse chi si è allontanato dalla sua tempesta interiore potrebbe riavvicinarsi per godere del panorama della pace e della bellezza.

Per questo le dico: amati, apprezzati, valorizzati tu per prima che l’unica che passerà il resto della vita con te, sei solo tu.

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