V per Vicini

Non ti rendi mai conto di quanto tu sia privilegiato fino a quando il privilegio ti viene a mancare. Ora, non mi ritengo una col deretano nella bambagia come Gianluca Vacchi, però ho sempre vissuto più che dignitosamente (anche ora eh), dando sempre però per scontati i lussi del vivere in una casa singola.

Casa singola, in campagna. Casa enorme, dove le macchine che passano sono sparute, con i muri portanti spessi, dove l’unica fonte di disturbo esterna può essere il vicino (non così vicino poi) che taglia il prato alle 9.00 di domenica o una stronza allodola che attacca a cantare alle 4.30 AM. Un disturbo accettabile, no? Ah questi privilegi così scontati, che quando cambi casa ti mancano come l’aria e non te ne lamenteresti più.

Parto col dire non avevo mai vissuto in condominio e fino a pochissimo tempo fa non avevo nulla di cui lamentarmi. In campagna, zona residenziale. Pochissime macchine, campo sotto casa. Vicini pacifici. Era la pace. Poi non so cosa sia accaduto; da aprile fino a ottobre inoltrato erano evidentemente tutti fuggiti verso altri lidi con la scusa Covid e ferie, altrimenti non si spiega il cambiamento radicale dei tre appartamenti che mi circondano e sovrastano.

Quella di fianco a me, che ha la cucina attaccata alla mia, condivide con me lo stigma del tono di voce da ortolana al mercato rionale, per cui poraccia non le posso dire nulla, comprendo il brutto regalo delle corde vocali spaiate. Ma le sue call conference di lavoro non mi interessano molto, soprattutto quando voglio schiacciare un pisolino. Come non mi interessa quando sgrida suo figlio o declama il prezzo dei carciofi a sua madre al telefono. Ma tutto sommato è discreta per la maggior parte della giornata. Ma ciò non toglie che i pisolini sono un lusso a cui ho dovuto disabituarmi.

L’altro vicino, con cui ho in comune la parete della camera da letto, deve aver approfittato del Black Friday regalandosi una tv con l’impianto audio del Tomorrowland oppure un calo di udito repentino e imprevisto gli ovatta i padiglioni auricolari. E soprattutto deve avere dei ritmi circadiani molto strani se guarda la tv fino all’1.40 e al mattino alle 6.10 ha già riacceso la tv su Sky Tg 24. Cosa che fino a poco tempo fa non faceva, con la tv vecchia o con le orecchie funzionanti. Sono dispiaciuta se è successo qualcosa per cui i suoi ritmi di vita sono sballati come gli ormoni di una puerpera, ma sono dispiaciuta più per il fatto che devo prendere il Novanact per dormire 8 ore filate e gli auricolari.

Quelli sopra di me hanno l’attico. Tutto il terzo piano è loro. Ma questo l’ho scoperto a fine ottobre. Come ho scoperto che c’era gente, perchè fino a quel momento sopra la mia testa regnava il silenzio assoluto. E invece no, o sono stati scongelati da celle criogeniche e tentano di riportare in vita la memoria muscolare facendo fisioterapia con le sedie, oppure sono stati colti da una compulsione nello spostare cose a qualsiasi ora. Del giorno. Della notte. Infrasettimanale. Weekend. E ricevere gente. Urlare. Vociare. Far cadere cose. Sbattere finestre. Da landa desolata il terzo piano si sta trasformando in una comune hippie. Che mi sveglia alle 7.35 al sabato mattina. E LA DOMENICA. Prima di quanto non faccia già da sola col mio sonno peso piuma.

Visto che sono codarda, in più ho paura che i disturbatori mi chiudano la porta in faccia con un sorrisetto “ma stai zitta rompicazzo” e che comunque nemmeno io sono una ninja e sicuramente faccio anche io casino inconsapevolmente non mi sono ancora lanciata in rimostranze a viso scoperto. A inizio dicembre ho affisso un foglio dove chiedevo cortesemente (ero cortese per davvero) di non muovere le cose continuamente o almeno mettere dei feltrini ( che costano 0.75€. Glieli compro io). Due giorni dopo il foglio è stato fatto evidentemente brillare dagli artificieri nel campo di pomodori di fronte a casa, visto e considerato che il sabato stesso alle 7.43 MOBILI SPOSTATI.

è un problema sicuramente mio che ho il sonno leggero e il ritmo sonno veglia di una madre in fase di allattamento che si sveglia con battito di ali di una falena, però così non mi vengono incontro. E quindi è partita la segnalazione all’amministratore. I rumori sembrano leggermente calati, ma li sento comunque e mi irritano come la voce di Barbara D’Urso. E quindi quando possibile scatta la vendetta: a quella della conference urlo l’ultima frase che ha detto, o le rispondo tipo “Come stai?” “bene grazie!”. Per quello della tv o vado di manate al muro (non funzionano) oppure quando possibile attacco la musica metal a cannone o canto sotto la doccia. Il prossimo passo è il post it sulla porta. Per quelli di sopra, metto il volume della tv a 100, tipo esplosione per un paio di minuti, poi metto muto, ascolto e se continua il casino la rimetto per 5 minuti e così via, ma non credo il messaggio venga recepito. La prossima via è ingaggiare un pilota e due bombe al napalm. Mi costerà qualcosina ma almeno avrò silenzio. Oppure provare i tappi da 27€ su Amazon.

Sono sempre più convinta che il destino si faccia beffe di me continuamente, visto e considerato che sono fuggita a rotta di collo da casa dei miei per avere un po’ di pace, invece ora mi ritrovo a rifugiarmi da loro per farmi un pisolino la domenica o recuperare una notte insonne. Chi semina speranze di pace, raccoglie solo rotture di palle.

Un pensiero su “V per Vicini

  1. Non ti invidio per niente. So che sono cose che fanno andar fuori di testa e in un certo senso comprendo la coppia “romano” che ha fatto la “strage di Erba”.
    Io penso che la cosa più importante di tutte sia riuscire a dormire bene di notte, poi sul giorno si può anche chiudere un occhio.
    Ti do un consiglio: se ti fai amici i tuoi vicini anziché odiarli, gli stessi rumori che giungeranno alle tue orecchie verranno elaborate dal cervello in modo più dolce e non li sentirai più.
    A me è successo: avevo 2 vicini, uno lo odiavo e l’altro erano una coppia di amici. Quando sentivo un rumore e pensavo fosse l’odiato mi saliva la rabbia, ma quando poi capivo che era provocato dagli amici allora mi rilassavo e anzi era un dolce segnale di presenza amica.

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