La dura vita degli iperitici

È passato un mese abbondante dall’ultimo post e a parte l’istituzione delle 50 Sumature di DPCM, che hanno colorato le festività Natalizie di un rosso più intenso del camion Coca Cola guidato da Babbo Natale, ho ben poche novità da condividere.

Come tutti, complice il festeggiamento domestico (a cui dedicherò un post a parte), ho ingurgitato una cospicua fetta (in ogni senso) della produzione industriale dolciaria italiana. Per non parlare di quella vinicola. Nel vano ed estremo tentativo di digerire e indurre un blando dispendio calorico, ho macinato km di passeggiate in tondo come un criceto sulla ruota in attesa del detox, che tarda comunque ad arrivare. A tutto ciò devo aggiungere che mi sono concessa i lussi dell’e-commerce al grido di “non ho nulla da fare almeno impiego il tempo” per poi pentirmi 5 minuti dopo l’arrivo del corriere Amazon (che ultimamente mi ha fatta dannare per ogni consegna, ma vabbè, mica colpa loro poracci dato che la loro pausa pipì me la immagino scandita dal count down prima del lancio della navicella sulla luna).

I ritmi della giornate, prima della fuga natalizia verso casa dei miei sono stati scanditi, dai mie vicini di sopra estremamente rumorosi, che continuano imperterriti a spostare cose, e poi da mia madre che imperterrita sposta sedie e il biascicare costante di mio padre; una combo di cacofonie (non mi viene la parola esatta, la sto cercando da 10 minuti ma non la trovo) in grado di trasformarmi nel nuovo Michael Myers in versione Natalizia nel giro di 36 secondi netti. Non c’è pace per i Misofonici. A tutto ciò aggiungo l’iperattività di mio nipote, ormai undicenne, che mette a dura prova la mia scarsa pazienza e calma interiore, agli antipodi di Ghandi per intenderci. E proprio dalla sua osservazione, al mio millequattrocentesimo “non giocare con le posate” nel giro di mezz’ora, “ma hai sempre qualcosa da dire tu? non sei perfetta eh!” che è arrivata l’epifania (non quella della del 6, visto che era il 30 dicembre).

Non mi sono mai accorta di essere così ipercritica. Non così tanto perlomeno; sarà che sono stata allevata dalle classiche donne criticone, vuoi per le amicizie che bene o male sono sempre simili a noi per qualcosa, non ci ho mai dato così tanto peso. O comunque non mi era mai stato fatto notare; dal canto mio sto esprimendo un’opinione, come facciamo tutti, continuamente perchè mi pare alquanto impossibile restare scevri da considerazioni personali su qualsiasi cosa, fosse anche l’addobbo natalizio sulla finestra della dirimpettaia. Non mi è mai sembrato di fare o dire nulla di così diverso o antipodico rispetto al 99,999% dell’umanità; esprimere un’opinione essendo dotata di un cervello pensante (forse troppo). Certo che se parlassimo della Terza Legge della Termodinamica o della fotosintesi, ci sarebbe poco spazio per il libero pensiero e opinione. Fatto sta, è che quanto traspare è che io abbia sempre qualcosa da dire perchè voglio portare il mio esempio di perfezione. Che è la cosa più falsa in un classifica da “Il Vaccino uccide” a “il COVID non esiste”.

Se c’è una e una sola cosa che non mi considero è perfetta; mi considero molte cose, tutte piuttosto scarse e mai così lontane dal concetto di perfezione, ma anche solo di accettabile; per cui mi fa veramente strano essere percepita al mio esatto opposto quando rimbecco qualcosa che secondo me non va bene. Non sto dicendo “l’avrei fatto meglio io perchè sono più brava di voi”, anzi forse non lo avrei nemmeno fatto o lo avrei fatto di merda come tante cose; sta tutto nella mia idea di come dovrebbe essere, poi da lì a dire che sicuramente io sono il master indiscusso, ci passa il mare, l’oceano, i poli e l’equatore. Oppure che io non commetta mai errori. Anche quando faccio una cosa giusta penso sempre “vabè ma è stato culo”, oppure “poteva venire meglio. vedi? non so fare un cazzo” e non mi metto a mettere in croce gli altri per un errore. Se è una svista, pazienza, non cade il mondo; se è una cosa grave spiego, perchè non si ripeta, se è reiterato per menefreghismo (tipo ripetere a mio padre di togliersi le scarpe quando va in bagno perchè sporca tutto e puntualmente non lo fa) poi mi incazzo. E mi viene detto che sono criticona. Lo sono, ma non mi sento nè perfetta, nè infallibile nè maestra di vita; cerco solo di dare il buon esempio (?) per quanto mi sia possibile, chiedere agli altri di usare il buon senso, a volte anche al posto mio, per dare esempio anche a me, che spesso ne sono carente per quanto riguarda moltissime delle MIE scelte e per cui mi do dell’inetta ogni giorno da quando apro gli occhi a quando li chiudo. Se dovessi mettere su una bilancia le critiche che rivolgo agli altri e gli insulti che do a me, il peso sarebbe in mio netto favore.

Questa cosa mi ha fatto veramente male; di come risulti agli occhi degli altri per come non sono in realtà. E se dico di me le peggio cose, che rispecchiano la mia verità, sono una depressa lamentosa incontentabile; se mi preoccupo di aiutare gli altri correggendo, muovendo una critica o solo esprimendo una mia opinione su un argomento qualsiasi di conversazione sono una perfettina maestrina; se non dico nulla sono indifferente, disinteressata ecc ecc; se dico solo cose buone sono una codarda. Sarà che ho dei brutti modi, sarà che ho un linguaggio diretto, sarà che la diplomazia non so proprio da dove si prende, sarà che non sono stata educata come una brava signorina con i modi pacati.

Dove sta la verità allora? Com’è che ci si deve comportare perchè gli altri non trovino qualcosa da ridire su quello che siamo o come ci comportiamo? Proprio gli altri, che ci tacciano di brontoloni seriali, alla prima occasione ci danno la sentenza: tu sei così e rompi i coglioni. Forse perchè lo sei anche tu mio caro? Forse perchè la cosa che più ci dà fastidio negli altri sono i nostri stessi difetti che in noi o non vediamo o non vogliamo riconoscere, al grido di “io non sono così”, Sì, forse sei esattamente così, forse un po’ meno, ma non siamo poi così diversi ed è questo che mi rende così insopportabile ai tuoi occhi, forse il fatto che pensiamo nello stesso modo (non allo stesso modo, queste sono due cose estremamente diverse), eppure questo invece che farti entrare in empatia con me, ti infastidisce. Il tuo stesso difetto, su di me è insopportabile. Per me invece no; perchè se da un lato vorrei ucciderti, dall’altro ti capisco, perchè la mia mente ha funzionato o funzionerà come la tua sta facendo ora.

Qualcuno potrà dire che ciò non toglie che se un comportamento ti infastidisce pur essendo uguale al tuo non smetterà di sembrare freddie kruger che gratta gli artigli su una lavagna; no, forse non smetterà, ma la consapevolezza di chi si ha davanti e delle similitudini e diversità, non dico che annullano il fastidio ma possono mitigarlo, far svanire prima la rabbia o il disagio, dare un nome e un motivo a quello che ci fa incazzare, che sembra renderci inconciliabili.

Molte delle mie più care amiche sono criticone e lamentone tanto quanto me, e anche loro come me sono all’antipodo del considerarsi perfette; spesso hanno tante cose da ridire su di me come io su di loro, mi fanno incazzare, ma poi mi fermo un attimo e penso che quello che io ho appena criticato, con molta probabilità lo avrei fatto uguale. Che si sto sgridando lei, ma sto anche sgridando me; mi sto dicendo cosa fare e cosa no, come andrebbe fatto perchè fosse perfetto, perchè io non sono perfetta e vorrei tanto, tanto tanto esserlo.

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