Alla fine arriva Pollo

Ammetto che da qualche giorno ho effettivamente un calo di ispirazione, piuttosto prematuro comunque, e soprattutto ora che ci stiamo riavvicinando pericolosamente all’isolamento più o meno contingentato, non ho avuto idee che non andassero a finire nel banale.

Ma. Al corso di teatro, come compito a casa ci è stato chiesto di raccontare qualcosa di importante in due minuti ed esporlo alla classe. Ci ho riflettuto pelandomi lo smalto da ogni singola unghia. A meno che non si tratti di sofferenze amorose e affini, difficilmente riesco a trasmettere qualcosa che non sia un emozione di dolore, delusione, rabbia e quant’altro. “Cosa racconto?” “Di chi?!” “La laurea?” “La montagna?” “La malattia?” “Esso?” “Lui?”. Poi ho pensato che non doveva essere necessariamente qualcosa, o qualcuno di umano. Poteva anche essere un esserino peloso, con i baffi, la coda e dei cuscinetti morbidosi. Il Pollo. L’arrivo del Pollo nella nostra vita, sua e mia. Seppur breve.

Ci rifrequentavamo da poco, dopo i dodici anni di conoscenza fra liceo e post e dopo i sette dal nostro primo flirt. Entrambi soli e un po’ delusi, io più di lui. Io stavo ancora dai miei, lui no. Le sere in cui non ci vedevamo aveva bisogno di un po’ di compagnia; è normale sentirsi soli. Io lo sto sperimentando ora: una casa vuota, seppur piccola, non è mai un gran incentivo a rientrare contento dopo una giornata di lavoro. Così gli consigliai di adottare un micio e mi sembrò scettico. Un po’ di pet therapy poteva fare bene. Neanche a farlo apposta, qualche giorno dopo, fra i feed di Facebook apparve la proposta di adozione di una micina bellissima e super buffa, così gliela inviai con tanto di “capita a fagiolo!”+ emoji del micio. E scrisse all’ Ente, ma la micina era così piccolina e bellissima che era già stata adottata. Niente micina birichina. Uffi. Un sabato sera, poco tempo dopo, gli scrissi per dirgli che sarei arrivata un po’ più tardi del solito e lui mi rispose “io e Nerone ti aspettiamo” con la foto di un micione nero stupendo sdraiato ai piedi del letto. Ero felicissima, la gioia in persona. Non solo perché io amo i gatti con tutto il mio cuore (pur essendo allergica da dovermi imbottire di cortisone) ma perché effettivamente aveva mantenuto la parola data e aveva seguito un mio consiglio. Ero fuori di me dalla felicità. Un micio!! Tutto nero!!

Quella sera appena entrata in casa mi fiondai sul micio a riempirlo di coccole e carezze e grattini con una voce da deficiente. Non era molto contento, si doveva ambientare. Ma piano piano col tempo andò meglio e si abituò alla mia presenza assidua in casa. Però Lui restava il suo preferito; lo seguiva persino in bagno. E se la porta era chiusa, ci si sdraiava davanti. Aveva trovato il padrone. Ma voleva la nostra compagnia, sempre. Mentre cenavamo si metteva sdraiato di fianco al tavolo, sul divano e se non lo calcolavamo per un po’ faceva “mew”. Tipo “oh io sono qui eh”. Di notte la nanna la faceva nel lettone, sempre. E nonostante ci svegliasse 345763 volte a notte e cercassimo di farlo dormire in fondo ai piedi, me lo ritrovavo sempre con la testolina sotto l’ascella. Quando ci mettevamo sul divano, eccolo che arrivava ad accoccolarsi e fare il riposino con noi. Alla Domenica mattina andavamo a svegliarlo e il Pollo saltava sul letto e restava a guardare prima Lui poi me, in piedi, e si sdraiava solo quando io mi sedevo sul letto, come dire ” tutti e tre nel lettone!!”. E io mi sentivo scoppiare il cuore di gioia perché eravamo una piccola famiglia. Io, Lui e il Pollo. E ancora quando ci penso mi viene il magone, perché mi manca. Mi manca davvero tanto.

Pollo perché è un pollo; buffo, ciccione, mangione, cagone, scioccone. Ci faceva morire dal ridere. Quando si spaventava con l’aspirapolvere. Quando è caduto sul cespuglio dell’ erba gatta schiacciandola tutta. Quando rincorreva il mocio. Quando è entrato nel frigo. Quando entrava sotto i mobili e usciva tutto bianco di polvere. Quando Lui gli faceva i grattini sulla coda e il Pollo s’incazzava ma se smetteva lo guarda come dire “beh? gioco finito?” Quando in lockdown faceva colazione con me al mattino e voleva che condividessimo lo yogurt greco perché riconosceva la confezione. O quando piangevo mi si sedeva di fronte e mi guardava finché non smettevo. Quando ero a letto veniva a fare i sonnellini con me, aspettando che Lui rientrasse. Quando mi vedeva entrare in bagno e se chiudevo la porta miagolava perché voleva entrare a vedere l’acqua scorrere nel bidet. Il “Mew mew” quando secondo lui ero troppo presa dallo smartworking e non stavo giocando abbastanza. Ero anche io la sua padrona. Mi riconosceva e mi voleva bene. Poi la mia allergia è peggiorata a tal punto che non respiravo più, avevo degli attacchi di asma tremendi, perciò c’è stato un cambio casa obbligato. Sta benissimo ed è trattato come un Imperatore (Nerone, appunto!) Ho pianto come una fontana per tre giorni e per una settimana dopo. Chissà se si ricorda di me.

Mi manca tanto il Pollo. E se ci penso mi viene il magone anche ora e non riesco a trattenere le lacrime. Era più di un micione nero, di una compagnia. Era l’inizio di una famiglia.

3 pensieri su “Alla fine arriva Pollo

  1. Adoro i mici. Mi dispiace che te ne sia dovuta allontanare.
    Ho visto anche il tuo sito FB … certo che a leggere un tu vecchio post uno si aspettava una ragazza semipelosa e sciatta (non che ci fosse niente di male) ma le foto mostrano tutt’altro. Che dire, complimenti per come scrivi e complimenti anche per la tua bellezza (molto poco tipica sarda).

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