Se bella vuoi apparire

“Se bella vuoi apparire un poco devi soffrire” recita un celebre detto e si sa, la saggezza popolare ha un margine di errore abbastanza ristretto nei ragionamenti per sommi capi. E fra tutti i detti triti, ritriti e vetusti, questo è quantomai il più veritiero allo stato attuale della società.

Soprattutto adesso in cui siamo tutti più che mai battaglieri contro il bodyshaming, nella bodypositivity, l’accettazione di se stessi, la bellezza non convenzionale e altri mille canti delle sirene che si vanno friggere nel momento in cui Giovanna Botteri (giornalista inviata della Rai eh mica Margarita La Pita) viene perculata pubblicamente da Striscia perché a lei, di essere bella e di soffrire per presentarsi al meglio, non frega una beneamata fava. O il caso eclatante della “cessa” modella di Gucci. Che intanto lei sfila alla Fashion Week e voi che siete così fighe sfilate alla Sagra della Cozza Patella.

Essere belli, apparire al meglio comporta una sofferenza, sì. Ricordo ancora la prima volta che a 14 anni tentai di estirparmi i baffi, che le mie origini sarde mi hanno gentilmente regalato e che fanno a cazzotti con l’estremo pallore dell’ altra metà nordica; lo chock – e lo strappo- è stato talmente forte che ci ho impiegato tra due o tre mesi per riprendere il coraggio delle mie azioni. Ma la storia si ripeté con le sopracciglia, e la situazione era talmente drammatica che mio fratello mi chiamava Peo Pericoli, dato il monociglio da era Paleolitica. Da sola non ci sono riuscita: ogni spinzettata erano tre starnuti e quindi mi sono dovuta affidare alle mani esperte di un’estetista.

Come chi mi conosce ben sa, non sono mai stata una grandissima fanatica della cura del corpo e oltre le volte strettamente necessarie, l’estetista ha fatto ben pochi affari col mio portafoglio e con la mia limitata soglia del dolore. Non dico di essere una sciattona con i peli che escono dal naso o di essere una fondamentalista femminista che si fa le trecce sotto le ascelle per rivendicare il diritto che “non sono i peli a renderci meno donne”; i peli me li tengo perchè sono pigra, perchè è inverno o perchè nessuno mi dovrà vedere nuda. E anche fosse, sticazzi, sono peli, mica tentacoli.

Nel mio breve periodo da bionda tinta, sì mi sentivo molto più gnocca effettivamente, ma era una sofferenza stare dal parrucchiere dalle 3 alle 6 ore con la testa avvolta nel domopack stile orata al cartoccio, avere una scopa della befana in testa e rompere i pettini per quanto i miei capelli fossero devastati. E ne ha sofferto anche il portafoglio. Stesso discorso per le unghie: due ore fra fresa, gel, lampade per avere i disegnini sopra e ritrovarmi senza unghie dopo un mese. Idem le lampade: da 1 a 3 mesi a rosolarsi in una cabina con le luci led per arrivare al mare già nera, perché mostrarsi in spiaggia con le chiappe chiare evidentemente è vietato da non so quale decalogo della bellezza.

Unica cosa per me imprescindibile erano i prodotti per la pelle e make up, ma quella era una necessità perché avevo effettivamente la faccia di Freddie Kruger per via dell’acne, tuttavia era una sofferenza (e rottura di coglioni) ogni mattina e ogni sera fare tutto l’iter di: lavaggio-detersione-tonico-crema-sticazzi1-sticazzi2 e dovermi alzare con largo anticipo e andare a letto con estremo ritardo per svolgere questa simpaticissima pratica di trenta minuti, che sottraevo al mio riposo.

Sarà che per certe cose la mia femminilità è assolutamente inesistente, sarà che in famiglia la cura del corpo è ai livelli basici della decenza, davvero non capisco come certe persone – sesso non specificato- abbiano la pazienza, la voglia e la resistenza a sottoporsi a trattamenti, nella mia modesta e sciatta opinione, barbari e il più delle volte costosissimi. Extension alle ciglia, microblading, cerette anali, iniezioni di veleno di api, contorni vari ed eventuali tatuati, solo per citare i primi che mi vengono in mente, e altre pratiche che hanno i connotati del Vodoo o trasformazione in X-Men -di cui varrebbe sicuramente più la pena.

Ma perché per sentirci ed essere apprezzati dobbiamo apparire migliori o addirittura diversi e sottoporci a delle mini – anche maxi vedi Cher o Mikey Rourke– torture affinché la miglioria avvenga? Ok, ho scoperto l’acqua calda se pensiamo alle tribù con gli anelli al collo, i piedi fasciati alle bambine cinesi o i corsetti e le parrucche nell’ 800, a chiosa, chissene. Il fatto di presentarti in spiaggia già color mogano ti rende migliore di me biancolatte che ho lavorato col culo parcheggiato in ufficio fino a ieri? Avere le unghie brillantinate a punta ti rende più attraente di me che ho lo smalto sbeccato perché ieri ho lavato i piatti senza guanti? La mia ricrescita ti dà il permesso di giudicarmi sciatta se non avevo 6 ore da passare dal parrucchiere? E parla bene la Leotta a dire che “la bellezza capita”, soprattutto se la vai a cercare per forza e le dedichi tutta la vita ; e comunque non che prima fosse un bidone. Solo bella e normale.

La bellezza non dovrebbe comportare sofferenza, costrizione o sacrificio di tempo, soldi, energie; dovrebbe farci stare bene e basta. Per essere più belli a volte basta solo qualcosa o qualcuno che ti fa sorridere, che ti valorizza, che ti rende allegro, che ami o che ti ama per come sei; anche in pigiama, con i peli, i brufoli o con la faccia rifatta dal botulino fino ad assomigliare a Melania Trump, e non necessariamente qualcuno che ti deve strappare, tirare, tagliare, tingere qualcosa dal corpo. Un sorriso a volte fa più miracoli di una ceretta total body.

2 pensieri su “Se bella vuoi apparire

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