Dentro al replay

È il titolo di una canzone di Samuele Bersani, che credo di aver sentito di sfuggita forse una volta ma è comunque piuttosto triste. Ma è come mi sento io da svariato tempo; come scrissi qualche mese fa in un momento di presomalismo cosmico (adesso mi autocito. “Stica” direte voi):

“Mi sembra di essere ferma dentro alla moviola. Imprigionata in uno slow motion. Con la testa sempre in rewind e la voglia di andare avanti veloce. Invece il tempo scorre piano. Pianissimo, e io non imparo nulla.

Guardo scorrere i secondi sul mio orologio, come se potesse cambiare qualcosa […] Il tempo scorre con la lentezza di secoli. Sui secondi del mio orologio, su di me, lasciandomi senza tregua. Vuota. Spenta. Assopita nella mia noia, nella mia tristezza e voglia che qualcosa accada. Che mi travolga e mi stravolga la vita. Invece sono qui, costretta ad aspettare non si sa chi o che cosa”.

Quanta poeticità, eh? Degna erede di Giacomino Maingioia Leopardi. Però è vero, per quanto io provi a muovermi mi sento sempre ferma al punto di partenza. Sicuramente non mi muovo abbastanza, ma quanti lo fanno davvero? In proporzione, quanti si accontentano di quello che hanno, che si fanno bastare il minimo indispensabile? Sinceramente, vorrei tanto essere così. Ci provo ma non ci riesco e fin qui tutto bene, nulla di sbagliato. Che male c’è a volere il meglio? Ad essere ambiziosi? Nessuno, se nonché la sottoscritta, vuole la luna ma alzare il culo dal divano e per andarsi a prendere quello che vuole è faticoso. Troppo faticoso. Per cui è meglio continuare a vegetare sul sofà, col cellulare in mano fantasticando su una vita che non hai e che non cerchi neanche di ottenere. Nei rari momenti di lucidità, mi rendo conto di essere una pazza insopportabile, una stracciapalle che adora lamentarsi per ogni cosa, anche inesistente. Una bella prospettiva eh? Perché nella mia mente il motto è “Vorrei ma non posso” mentre a conti fatti è “Posso ma non voglio”, l’unica cosa che so fare è trovare problemi e limiti quando in realtà il mio unico limite, sono io. Potrei imparare ad accontentarmi ma mi ci sento stretta, però, allo stesso tempo ho troppa paura di mettermi in gioco, di sbagliare, di fallire, di non essere in grado e di ritrovarmi col culo per terra, e così mi rifugio nel replay che tanto mi fa incazzare ma così sicuro e protetto dai rischi dell’incertezze della vita, anche su cose futili del tipo “ma se mi faccio bionda, faccio schifo?! Se mi faccio i buchi alle orecchie e mi fanno infezione?! Però vorrei mettere gli orecchini”. Così, nel dubbio, resto ferma e continuo a sognarmi bionda e con le anelle da zingare appese ai lobi.

Chi vive nel Replay metta sotto il dito, stiamo per chiudere.

 

3 pensieri su “Dentro al replay

      1. Uscire dal loop è possibile. Non facile eh. Ma possibile. Coraggio. Ci vuole coraggio. E il coraggio, fidati, ripagherà tutto

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